Pianezza, Villa Lascaris, sabato 15 marzo 2014 (primo giorno di Esercizi Spirituali salesiani).

Il dì, con la sua splendida luce e i colori primaverili del parco, ha lasciato il posto alla sera… Nella cappella, in cui Salesiani Cooperatori, Aspiranti e Simpatizzanti ci siamo riuniti, non può mancare il sottofondo musicale dei canti di Taizé, che aiutano a predisporci al sacramento che stiamo per ricevere, la Confessione. Poi, il momento più suggestivo: brillano tutte le luci delle candele appena accese e riposte ai piedi dell’altare: rappresentano le nostre anime, purificate dal peccato; davvero significativa questa scelta di riprodurre la veglia pasquale in una parte così centrale degli Esercizi Spirituali, quale è l’atto penitenziale. Mentre sono in silenzio, mi tornano in mente le parole di don Enrico Lupano sulla preghiera, tema centrale e filo conduttore degli Esercizi di quest’anno.

La scaletta della seconda giornata è medesima a quella del giorno precedente – preghiera collettiva (lodi o vespri) accompagnata dal canto, meditazione e silenzio – ma non ripetitiva: ciò anche grazie alla forza dirompente delle parole di don Enrico, capace di comunicare, ora attraverso l’esempio e la metafora, ora con la battuta ironica e il linguaggio semplice, ma non banale; un linguaggio che va dritto al cuore e lo scuote, e si fa veicolo efficace di contenuti profondi e capaci di fami interrogare ripetutamente. Contrariamente a quanto mi succede spesso durante conferenze o riflessioni, stavolta non mi distraggo un attimo, perché non c’è né il tempo né il motivo per farlo. Tra gli aspetti delle meditazioni che mi colpiscono di più, mi rimane impressa la spiegazione delle parole del «Padre Nostro»: ci fornisce anche lo spunto per parlare delle «malattie» della preghiera e relativa «terapia» per curare i modi di pregare «sbagliati».

Due giorni per ripensare, dunque, ai contenuti delle riflessioni proposte e immergersi nei suoni e nei colori della natura, riuscendo così ad apprezzare meglio l’importanza del «deserto», quale opportunità di far silenzio dentro di sé e far posto alla voce del Signore. Al termine delle due giornate le esortazioni e i consigli ricevuti si affollano nella mente, uniti alla speranza di mettere presto tutto in pratica, nella vita di ogni giorno. Mi chiedo se ci sia una frase capace di sintetizzare i contenuti di questi esercizi; non ce n’è una sola, ma forse la più azzeccata è sempre quella salesiana per eccellenza: «Da mihi animas, cetera tolle». È la terza volta che partecipo agli esercizi spirituali (la prima come Aspirante) e, mai come stavolta, mi è ben chiaro il senso e la necessità di un ritiro spirituale. «Gli esercizi – ripete spesso don Enrico – non servono a imparare concetti nuovi, ma a rimotivare la nostra fede; solo staccandosi di tanto in tanto dalla vita frenetica, si riesce a curare meglio la propria interiorità, caricandosi di buoni propositi, per ripartire con più entusiasmo nell’affrontare le difficoltà quotidiane». Insomma, è un po’ come se «sciacquassimo i panni» della nostra anima, non nell’Arno, ma in una «lavatrice» che rimescola tanto il nostro intimo, da farlo risultare più ravvivato nelle sue tinte. Se poi all’aspetto spirituale fa anche da cornice una villa accogliente, con la possibilità di dormire una notte fuori (quasi come fare un viaggio), condividendo pasti, pausa caffè, chiacchiere e qualche passeggiata in allegria, con vecchie e nuove conoscenze… beh, allora gli esercizi risultano persino divertenti! Da rifare… magari più volte durante l’anno!

Isabella Galetta

Aspirante Salesiana Cooperatrice 2014